CORTEO FIAT: PAURA E TENSIONE

Tratto da “ La Repubblica del 17 maggio 2009

Urla, voci grosse, spinte, qualche cazzotto. I segretari nazionali di Fim e Fiom, Giuseppe Farina e Gianni Rinaldini, hanno appena finito il faticoso comizio davanti al lingotto e un drappello di Cobas si avvicina loro minaccioso. Parte una cinghiata nel mucchio. La mano è quella di un operaio grande e grosso, capelli rasasti e cappellino.

La fibbia della sua cinghia va a colpire in pieno il cranio del segretario torinese della Uilm Maurizio Peverati:

“Per fortuna mi è arrivata di piatto. Mi ha spaccato gli occhiali in tanti pezzi e ora ho due bernoccoli. Ma se mi prendeva di taglio mi apriva la testa”

Spiega il sindacalista

“Mai vista una roba del genere in 30 anni che faccio questo mestiere”

E Peverati aggiunge:

“E' triste perché è una guerra tra poveri. Quella gente lì è partita per far male e di questo dobbiamo farcene carico tutti: a forza di alimentare la protesta, di buttare benzina sul fuoco, si ottengono questi risultati. Ognuno a casa propria deve fare un'analisi di quanto è successo e capire cosa ha sbagliato in questi anni”

Peverati oltre che dolorante è molto dispiaciuto:

“Cosa sono venuti a fare quelli? Nulla. E' una piccola minoranza che crede che in questo paese un atteggiamento del genere possa funzionare. Invece non andranno da nessuna parte. Un gruppetto che no nera niente rispetto alla folla immensa che avevamo, erano anni che non vedevo una manifestazione del mondo Fiat così grande”

Però nel segretario della Uilm Torno resta una certezza:

“Se in questo modo pensano di destabilizzare il sindacato e la sua unità, sappiano che non ci riusciranno. Queste persone non rappresentano la gente o i lavoratori, ma solamente l'odio. E quella non è roba nostra”.

Peverati però non molla e torna sui temi della manifestazione:

“Del resto questa situazione è in parte nata anche a causa degli atteggiamenti di superficialità della Fiat. Marchionne ha grandissime capacità di gestire le sue partite, ma non tiene conto che c'è una parte sociale che va coinvolta prima e non dopo. Ci vuole un confronto serio, che ci faccia capire dove vuole andare la Fiat ”.

REPUBBLICA:E il prefetto che cosa potrà darvi?

PEVERATI: Gli riproporremo le diverse questioni, quelle già presentate sui diversi tavoli, ma a cui non si è dato seguito. È ora che si concretizzino, impegnando il governo e gli enti locali, Regione, Provincia e Comune.

REPUBBLICA:
Quale sarà la prima questione?

PEVERATI: Dare una mano a quelle famiglie che si trovano in condizioni precarie, con persone rimaste a casa in cassa integrazione, a 750 euro al mese, oppure sostenere quei lavoratori a tempo determinato o interinali che non hanno più un lavoro.

REPUBBLICA: Il governo ha dato risposte?

PEVERATI: Con un ritardo abissale. Prima Berlusconi si è occupato del colore della pelle di Obama, poi per mesi si è discusso della presidenza della commissione di vigilanza Rai, alla fine si sono capiti quali sono i problemi e sono iniziate ad arrivare risposte. Come i soldi per la cassa integrazione in deroga oppure per le fasce più deboli, anche se i sistemi adottati per distribuire questi quattrini sono discutibili. Ma è un inizio.

REPUBBLICA: Cosa manca?

PEVERATI: Un´integrazione al reddito per i lavoratori che seguono corsi di formazione e un intervento per supportare il credito verso le piccole e medie imprese in sofferenza.

REPUBBLICA: E gli enti locali cosa possono fare?

PEVERATI: Diminuire la Tarsu per chi è in cassa o senza un contratto, oppure le tariffe degli asili e tutte le imposte locali. Così si dà reddito a chi ne ha bisogno. Anche il certificato Isee deve essere rivisto. Non si può decidere chi ha le agevolazioni sulla base di quello che guadagnava un anno fa, ma sulla base del salario attuale.