PEVERATI INTERVISTATO DA “INFORMAIRES”, RIVISTA DELL'IRES

  Il segretario generale Maurizio Peverati è stato intervistato da Informaires, il semestrale dell'Istituto di Ricerche Economico Sociali del Piemonte (Ires). La rivista, diretta da Marcello La Rosa , è andata in stampa ad aprile 2011.

1. Il Piemonte è ancora una regione dove è possibile produrre auto?

Non vedo attualmente alternative. Il Piemonte (e Torino come capofila) è ancora una regione monocultura, basata sull'auto. In questo trentennio, ben poco si è fatto per modificare questo dato di fatto. Questo sarà vero ancora per molto, molto tempo poiché cambiare richiede investimenti e adeguato tempo per piani alternativi. Domanda: quando vogliamo pensarci? In attesa di questi piani alternativi, un ragionamento da fare è: quale tipo di auto Torino dovrà produrre e con quale tipo di alimentazione energetica?
Il tutto sapendo che ogni innovazione partirà dopo che le Istituzioni avranno garantito infrastrutture capaci di soddisfare i fabbisogni energetici legati a quelle nuove tecnologie.

2. Quali segmenti della filiera possono meglio contribuire allo sviluppo dell'economia regionale?

Se l'auto a Torino è ancora fondamentale non vi è dubbio che la filiera sarà determinante per l'intero progetto e per l'intera economia regionale. E' poi intuitivo che a svilupparsi maggiormente possono essere tutti i prodotti ad alto valore aggiunto. Per questo la filiera ha bisogno di investire con l'aiuto delle Istituzioni (abbassamento tasse sulle piccole medie imprese, agevolazioni per il credito) in ricerca, formazione e sviluppo.

3. Se la Volkswagen insediasse uno stabilimento in Piemonte, Lei sarebbe favorevole o no? E perché?

Non ritengo che il problema sia essere favorevoli o contrari ad insediamenti di case automobilistiche diverse dalla Fiat. Le ricadute occupazionali potrebbero essere anche positive. Il problema è stabilire quante opportunità di crescita ha la Fiat in generale e quanto può produrre in Piemonte. Facciamo un esempio: essendo Fiat l'unica vera produttrice in Italia si presumerebbe che le auto vendute nel nostro Paese siano in gran parte marchiate Fiat. Ma purtroppo non è così (al contrario di Francia e Germania). Di qui si comprende la complessità del rapporto che c'è tra produzione e vendita all'interno di uno stato. Le dinamiche sono mondiali. Non è detto, concretamente, che uno stabilimento Volkswagen qui tolga vendita a Fiat a livello generale. Altro discorso da tenere in conto: per sopravvivere nel mercato globalizzato le aziende hanno bisogno di aggregarsi in gruppi sempre più grandi. Non è teoria ma è necessario per poter aggredire mercati fuori dai nostri recinti, territori come il Piemonte come si inseriranno in queste dinamiche? Sapranno attrarre grandi investimenti? Il recente accordo da noi siglato con la Fiat è un passo avanti.

4. La questione produttività è stata posta con forza all'ordine del giorno. Quali soluzioni sono possibili e quale potrebbe essere il loro impatto sull'economia regionale?

La maggior produttività, non c'è dubbio, è il nodo fondamentale. Ad esempio una soluzione è l'accordo firmato con Fiat. E' chiaro che l'impatto sull'economia regionale sarà estremamente positivo ma ulteriormente lo sarà se la produttività non si fermerà solo sul comparto dell'industria ma si allargherà a tutti i settori (pubblici e privati) dando la giusta crescita a questa regione.

5. I nuovi combustibili e soprattutto l'auto elettrica promettono importanti cambiamenti nella filiera. A suo giudizio come potrebbe presentarsi il panorama tra 5 anni?

Per il bene del nostro pianeta vorrei tanto che l'auto elettrica fosse già realtà e diffusa. Ma purtroppo non credo che nell'arco dei cinque anni si possa vedere una svolta così radicale del modello di automazione verso i nuovi combustibili. Per due ragioni di fondo: la prima, come ho già sostenuto, sono le infrastrutture inadeguate (che richiedono anche grandi investimenti economici e lunghi tempi), invece abbiamo raggiunto ritardi enormi. La seconda è legata agli interessi mondiali e a scelte che si dovranno fare a livello sovranazionale. Il petrolio è ancora fondamentale? Le economie mondiali sono legate, concretamente, ancora a questa materia prima e non possiamo tralasciarlo. Quindi sono pienamente convinto che prima o poi si potranno sviluppare alternative diverse. Occorre ricerca, investimenti, volontà ma cinque anni sono ben pochi.