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FIAT SPOSTA PALAZZINA MANAGER? NON E’ QUESTO IL PUNTO
Impazzano, su giornali e siti web, le dichiarazioni di Marchionne sull’eventuale spostamento del quartier generale negli Stati Uniti, si parla persino di America Latina. Niente di definitivo ma un manager che fa comprendere chiara una cosa: nulla è immutabile. Chiaramente a poco sono servite le rassicurazioni sul fatto che non si perderanno posti di lavoro in Italia, soprattutto visto che ha definito Fiat come “Un figlio che potrebbe scegliere di andare via di casa” o ancora: “Se un cuore non funziona un granché o ne trovo uno migliore che cosa devo fare?” o ancora: “L’attaccamento emotivo al proprio paese come produttore va ripensato”. In realtà queste frase, che vanno lette nel contesto generale, sono sempre state ancorate a valutazioni sul mercato europeo nel complessivo che è in grandissimo calo. Una questione di convenienza dunque, pura e semplice, con decisione che è comunque rimandata a dopo il 2015 (e questo va ribadito forte).
Il nostro segretario generale torinese MAURIZIO PEVERATI, intervistato da Repubblica il 10 gennaio ha dichiarato: “Io sono per un’azienda che rimanga in Italia perché la Fiat sarà pur diventata grande ma è nata in questo paese. Già da tempo Marchionne ha evidenziato questo dilemma sul dove collocare la sede e adesso ha aggiunto un pezzo in più. Ma le sue restano affermazioni estemporanee che potrebbero essere smentite da un mercato in costante evoluzione”. Ma il ragionamento è molto più complesso, e Peverati lo fa presente: “Al di là delle emozioni, l’evoluzione dei mercati è così veloce, quasi schizofrenica, da imporre flessibilità nei ragionamenti. Pensiamo se, aumentando i volumi produttivi in Europa, una casa automobilistica giapponese decidesse di trasferire il centro direzionale in Italia: ci scandalizzeremmo? E’ semplicemente possibile. Ciò che conta nel ragionamento – DICE PEVERATI - è porre però alcune domande: cosa Fiat (se vorrà davvero) trasferirà? Il portafoglio e la palazzina dei manager? Non mi preoccuperebbe. Ciò che invece sarebbe grave sarebbe il trasferimento del trittico produzione, progettazione, ricerca: questa è la vera, grande, motivata, preoccupazione!”.
10/1/2012 Ufficio Stampa Uilm |