HOME PAGE

LA FIOM FA LA VERGINE: NON CI CREDIAMO

DI MAURIZIO PEVERATI

Fanno gli scandalizzati, le vergini… Mi viene un po’ da ridere. Perché quelli della Fiom sapevano benissimo qual’era il finale del Film con Fiat, e lo sapevano ad aprile 2011 quando erano seduti al tavolo delle trattative. Fiat darà vita al contratto unico dell’auto e per quanto riguarda la Uilm questo è un passo in avanti. Certo, occorrerà stare molto attenti a che, territorio per territorio, il passaggio sia gestito con attenzione ma l’idea di avere regole uguali per tutti si definisce in un modo solo: innovazione. Ora, non è tutto positivo. Le sofferenze che stanno patendo i lavoratori piemontesi di Fiat e dell’indotto, dopo anni di cassa integrazione, sono ben note. Le famiglie hanno bisogno di reddito e ciò è urgente per riavviare l’intera economia che si basa sui consumi. In questo si inserisce l’arrivo del nuovo premier Mario Monti. Ha parlato di riforme strutturali e di minore costo sul lavoro. Io mi auguro che si inizi dal togliere balzelli ridicoli come l’Irap che tassa le aziende perché… producono lavoro. Incredibile vero? Eppure esiste. Così come i lavoratori italiani hanno il reddito più basso d’Europa (rispetto a Fancia, Germania e paesi del Nord) ma il lordo similare. Anche questo deve cambiare. La domanda però è: da dove prenderanno quei soldi? Ribadisco a nome di migliaia di metalmeccanici che la classe politica deve dare il buon esempio tagliandosi un po’ di privilegi prima di chiederci lacrime e sangue. Ogni famiglia oggi discute di questi argomenti, per esempio dell’Ici. Giusto pagarla per chi ha redditi adeguati, giusto pretendere che sia usata per riavviare l’economia reale, la ricerca, la produzione. Torniamo però ai casi reali, quelli del nostro territorio, e a Fiat che è la nostra priorità oggi. Le conseguenze dello stallo della grande azienda non si sono fatte attendere. La Lear di Grugliasco, che produce sedili, ha annunciato 500 esuberi, ovvero quasi tutta la forza lavoro. Il fatto d’essere legata ad una sola grande commessa ha decretato il destino di quella fabbrica? Può darsi, ma a questo destino non ci arrendiamo. Bisogna temporeggiare con uscite incentivate e cassa integrazione fino alla ripresa, nel 2012, delle produzioni Fiat. Ma per rincominciare a produrre occorrono regole chiare, quelle che ha chiesto Marchionne. Noi non ci tiriamo indietro e confermiamo il nostro impegno altri che fanno? Parlano e basta. Come nel caso della Bertone. Si è chiesto alla Fiom di firmare un accordo che garantisce l’inizio del lavoro per 1077 persone. Ancora dice di no, si arrocca sul tema vuoto delle elezioni (a stabilimento vuoto a che servono?) e si oppone a tutto e a tutti. Marchionne è stato chiaro: volete la cassa integrazione per ristrutturazione o per cessazione di attività? A ognuno la responsabilità di contribuire alla risposta ma stavolta i sindacati che sbaglieranno per intransigenza non potranno tornare indietro. Le fabbriche chiudono, non è una fantasia della Uilm e Termini Imerese lo dimostra. La Fiom lo tenga in considerazione.

 

29 novembre 2011