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ROTAZIONE INIQUA DELLA CIGS ALLA BERTOT

Tratto da “Il Canavese” del 19 maggio 2010

 

Vivere con 700 euro al mese, non riuscire a pagare il mutuo o l’affitto, privarsi di tutto…essere in cassa integrazione è già un dramma, accorgersi che ad andarci sono sempre gli stessi genera frustrazione e disperazione nei malcapitati. E’ quello che sta succedendo alla Bertot  di via Robaronzino,  azienda metalmeccanica che da lavoro a 97 tra operi e impiegati. Ebbene, i sindacati si sono accorti che in cassa integrazione, invece di andarci un po’ tutti secondo un criterio di equità, venivano posti sempre gli stessi. I sindacalisti Luigi Paone (Uilm) e Julia Vermena (Fiom) hanno spiegato cosa sta succedendo: “L’azienda in questi mesi aveva avviato un processo di cassa integrazione straordinaria. Dopo una verifica dell’accordo ci siamo resi conto che non era rispettata una clausola fondamentale: la rotazione fra i lavoratori (prevista anche per legge) in modo da alleggerire il peso dell’impatto economico ridistribuendolo un po’ tra tutti”. Poi i sindacalisti hanno evidenziato che allo stato attuale solo 38 persone non sono mai state interessati al provvedimento: “L’azienda sostiene che sono figure non sostituibile – dicono Fiom e Uilm - Dei rimanenti si evidenzia una scarsa rotazione, ben 18 sono stati di fatto penalizzati da una cassa integrazione continua e anche prima, quando eravamo in regime di cassa integrazione ordinaria, la loro situazione era identica”. Cerchiamo allora di comprendere le ricadute sulla vita delle famiglie interessate saltando alle conclusioni, matematiche, fatte dai sindacati: “Fatti due conti si scopre che questi 18 lavoratori da un anno e 4 mesi non sono rientrate al lavoro e che quindi sono costretti a grandissimi sacrifici.  Il Sindacato chiede che si operi una maggiore rotazione per un principio di equità”. A questo punto le trattative sono diventare serrate perché Fiom e Uilm chiedono una sola cosa, e di grande buon senso: “Modificare la rotazione e, se non vedremo risultati ci troveremo costretti ad appellarci agli istituti di tutela competenti” hanno dichiarato i due sindacalisti. La vicenda ha ovviamente attirato l’attenzione perché alla Bertot la manovalanza ha una media di età piuttosto elevata, qui dentro lavorano padri di famiglia molto conosciuti in città, gente che non si è mai risparmiata. Gli stessi che nel 2007 scesero in piazza, con cortei anche davanti al Comune e al sindaco Francesco Brizio, per chiedere il sostegno delle Istituzioni su una vicenda che fece clamore. I lettori ricorderanno, si parlò di “Grande fratello in fabbrica” perché la proprietà aveva sistemato alcune telecamere, per sicurezza, vietate però dallo Statuto dei Lavoratori (sono consentite solo se non riprendono luoghi in cui si vedono persone mentre lavorano, quindi puntate esclusivamente all’esterno). Striscioni, scioperi, poi agli scioperanti venne data piena ragione. Ma questa è un'altra storia, oggi si parla di rotazione ed equità, un concetto complicato da applicare a dire il vero. Ecco perché tante altre fabbriche guardano con interesse a questa vicenda: potrebbe toccare prima o poi anche a loro affrontare il delicato tema delle rotazioni, drizzare le “antenne” è perlomeno consigliato. 

 

Ufficio Stampa 19-05-10