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CONVEGNO DEL PSI SULL’ECONOMIA: ANFUSO RELATORE
Interessante davvero il recente convegno sull’economia organizzato dal Partito Socialista presso il circolo Ettore Valli di via Stradella a Torino. Lo scopo era fare un analisi sulla crisi che attanaglia imprese e lavoratori. Invitati c’erano dunque gli imprenditori dell’associazione “Imprese che resistono” e alcuni sindacalisti di diverse sigle tra cui la Uilm, col segretario Giuseppe Anfuso. Ad introdurre l’argomento è stato Dario Allamano del gruppo socialista Labouratorio Piemonte: “Dopo un anno di crisi i dati che emergono sono drammatici. L’unica speranza di ripresa produttiva si lega all’edilizia. Fiat parla di tenere a Torino la testa e il cuore, ma le braccia sono a rischio. I sindacati che idee hanno?”. A rispondere è stato Anfuso: “La crisi è iniziata quando qualcuno si è accorto che era più lucroso fare finanza che industria. Occorre che la Regione faccia pressione su Fiat per continuare ad investire in Piemonte. Poi potrebbe dare il via al rinnovo del parco auto vincolando all’acquisto di vetture prodotte in Italia. Ricordiamoci che l’indotto dell’auto è in estrema sofferenza e che i lavoratori, il sindacato se ne accorge sempre più, sono costretti sovente a rivolgersi a finanziarie od usurai”. Poi un’analisi della produzione dei modelli Fiat: “La Multipla è al termine del suo percorso, poi rimarrà ma Musa ma è un modello vecchio, quindi siamo di fronte ad un’incognita. Ciò che invece è fin troppo reale è la notizia che Termini Imerese chiuderà ma che, nel frattempo, Fiat aumenterà la produzione in Brasile con mille occupati in più”. Poi Anfuso ha ribadito che la Regione deve, necessariamente, stanziare aiuti solo più a fronte di adeguate contropartite da parte delle aziende che li ricevono. Ha anche ricordato che a Torino i “carrozzieri”, vista come mestiere di pregio, sono spariti. Bertone, Pininfarina, sembrano ricordi lontani, di quando davano da lavoro a più di 5 mila famiglie direttamente e almeno al doppio per via dell’indotto. A questo punto ha preso la parola Patrizia Guglielmotto di “Imprese che Resistono” che ha detto: “Ho una piccola azienda, la Mac Impianti di Piossasco, siamo arrivati ai 40 dipendenti poi sono dimezzati e poi diventati ancora di meno. E’ accaduto per la difficoltà di avere il giusto pagamento dei crediti da aziende maggiori, e le inevitabili costosissime cause. Ci si mette anche 5 anni ad avere le spettanze ma nel frattempo? Nel frattempo un’azienda sana rischia di fallire. Fiat è maestra nella scuola dei cattivi pagamenti. Alcuni piccoli imprenditori, che sono fianco a fianco ogni giorno dei loro lavoratori, per disperazione si suicidano, altri guardano al sud dove, stranamente, ci sono aziende che sopravvivono sottopagando i lavoratori. Poi ti senti in solitudine. La Uilm? E’stata l’unica organizzazione con cui siamo davvero riusciti ad avviare un dialogo”. Giovanni Ossola, dirigente Psi, ha evidenziato che le Amministrazioni locali possono essere determinanti per il patto di stabilità: “Che non va eliminato ma almeno svincolato su alcune opere pubbliche fondamentali”. E’ intervenuto anche Renzo Vigna dei tessili della Cgil e poi Emanuele Pillitteri di Finpiemonte Spa: “Si sono dati 20 milioni di euro all’Alenia ma per loro sono una goccia nel mare. Non era meglio sostenere altri tipi di azienda, magari creando un polo della chimica? E’ giusto interrogarsi sul come vengono spesi i soldi delle nostre tasse”. Sul fronte degli aiuti alle aziende Anfuso ha ribadito che la strada è complicata: “Pininfarina ha avuto 14 milioni di euro per i capannoni, non per questo ce l’ha fatta. Per quanto riguarda i lavoratori del sud: non ci si può arrendere allo sfruttamento, non è così che si crea concorrenza”. E su queste, giuste parole, si è concluso il convegno. 2/4/2010 Ufficio Stampa Uilm
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